Comunicazione

Comunicare è l’atto più frequente della giornata, qualcosa che scandisce ogni minuto della vita ed a cui troppo spesso non si riconosce l’importanza che merita.

Non si tratta del dialogo inteso sotto l’aspetto grammaticale o squisitamente formale, non è questo il campo che interessa: comunicare non significa parlare, ma presuppone uno scambio tra individui: una relazione più complessa di quanto si possa pensare.

La comunicazione viene infatti presa in considerazione dalla Psicologia sotto il profilo dell’aspetto relazionale tra gli individui, appunto tramite il comportamento comunicativo.

Condizione imprescindibile per essere buoni comunicatori è sicuramente il saper ascoltare: la capacità di ascolto crea nuovi orizzonti e magari impensabili punti di vista che ci consentono di attuare una crescita personale in grado di migliorare sensibilmente i rapporti relazionali con il mondo esterno e con noi stessi.

La capacità di ascolto è in realtà molto complessa. Per comprendere appieno cosa presuppone l’essere “buoni ascoltatori”, occorre chiarire subito che udire, sentire ed ascoltare non sono affatto sinonimi e tutti e tre sono indispensabili per poter essere buoni comunicatori.

Qualsiasi suono può essere udito ma non per questo viene recepito in maniera attiva, così come si può sentire qualcosa e interpretarlo quel tanto che basta per capirlo, oppure si può, appunto, ascoltare cioè comprendere ciò che viene detto, interpretarlo e farlo proprio con attenzione e coinvolgimento.

Essere buoni ascoltatori significa ottenere dagli altri una fiducia altissima, essere per questo apprezzati e di conseguenza, avere la possibilità di ottenere a nostra volta ascolto e comprensione in un’ottica di serena e pacifica convivenza sociale. Ma ciò che rende la comunicazione ancora più importante è lo sviluppo delle nostre potenzialità ed il superamento dei nostri limiti attraverso un percorso di crescita personale continuo.

La Psicologia suddivide la comunicazione in due tipi:

  • verbale: fatta di parole, attraverso l’uso del linguaggio scritto e orale e soggetto alle regole grammaticali e sintattiche del caso.
  • non verbale: comprende tutto ciò che esula dall’aspetto verbale come ad esempio la gestualità, il tono della voce, le pause, giocare con oggetti ecc…

Entrambi fanno parte della capacità comunicativa e possono essere appresi e migliorati con il supporto qualificato di uno Psicologo.

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